martedì 24 febbraio 2009

PAURA


(Paura, di E. Alfano)


"la tierra es una fruta negra que el cielo muerde"
(
Tengo miedo, da Crepusculario, di P. Neruda)



Ho paura. La sera è grigia e la tristezza
del cielo si apre come la bocca di un morto.
Il mio cuore ha un pianto di principessa
dimenticata nel fondo di un palazzo deserto.


Ho paura. E mi sento così stanco e piccolo
che rifletto la sera senza meditare su lei.
(Nella mia testa malata non deve entrare un sogno
così come nel cielo non è entrata una stella).


Tuttavia nei miei occhi una domanda esiste
e c'è un grido nella mia bocca che la mia bocca non grida.
Non v'è orecchio nella terra che oda il mio lamento triste
abbandonato in mezzo alla terra infinita!


L'universo muore d'una calma agonia
senza la festa del sole o il crepuscolo verde.
Agonizza Saturno come una pena mia,
la terra è un frutto nero che il cielo morde.


Per la vastità del vuoto vanno cieche
le nubi della sera, come barche perdute
che nascondessero stelle spezzate nelle loro stive.


E la morte del mondo cade sulla mia vita.


(Paura, da Crepuscolario, di Pablo Neruda)




"Non è lo stesso terrore che suscita il toro iracondo, il pugnale che minaccia, o l'acqua che s'inghiotte. E' un terrore cosmico, un'istantanea insicurezza, l'universo che crolla e si dissolve. E intanto, la terra risuona d'un sordo tuono, con una voce che nessuno le conosceva."

(da Confesso che ho vissuto, di P. Neruda)

giovedì 12 febbraio 2009

LE DROIT DE S'EN ALLER

(Arco della vita, E. Alfano)


Le droit de s'en aller *

[Italia, frammento orfico]

(138, XI)



Come venimmo a così persi tempi,

che nemmeno il morire è più concesso,

il diritto d’andarsene nei tempi,

oltre lo spazio dell’Italia ossesso?


Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro,

l’uno cosciente e schiavo della pompa,

l’altra incosciente d’un volere chiaro,

stelle comete della propria tomba…


E intorno un coro d’avvoltoi raro,

certe facce sbiancate dai livori,

il dovere di vita vaticano,

di tutti i Monsignori e Lorsignori.


Non affoghiamo nel lievito pravo

dei farisei che ci vogliono cloni,

sotto la dittatura del più bravo

a mischiare milioni e confessioni.


Nella melma del perverso italiano

tempo del Papa Re e del Caimano,

noi vediamo bruciare la cometa

della vita, che alla morte si piega,


della morte, che la vita ha già intesa,

la lunga coda della propria attesa,

se dal male la vita è stata lesa,

perché almeno la fine non sia presa.


Eluana agli sciacalli non si è arresa,

a questa gente che ci affama e asseta.



Gianni D'Elia



*

Espressione usata da Baudelaire nel saggio “Edgar Poe, la sua vita e le sue opere”

(Opere, Meridiani Mondadori, 1996, pagina 795), a proposito del suicidio di Nerval;

il diritto di andarsene, cioè di morire:

In mezzo all’enumerazione abbondante dei diritti dell’uomo che la saggezza del XIX secolo

ricomincia da capo così spesso e con tanta compiacenza, due diritti molto importanti sono stati dimenticati:

il diritto di contraddirsi e il diritto di andarsene.

Ma la Società considera colui che se ne va come un insolente;

essa castigherebbe volentieri certe spoglie funebri come quello sventurato soldato

in preda a vampirismo che la vista di un cadavere esasperava fino al furore.”

Traduzione di Giuseppe Montesano



dal sito web http://www.giannidelia.altervista.org/