martedì 18 maggio 2010

Quelque peu de mon sang (di Dale Zaccaria)

locandina lettura-spettacolo
Il Passo Breve Della Bellezza

" (…) quelque peu de mon sang est resté collé aux rochers de la haut (…) Je ne suis pas trop sauvage et l’on me connaît même pour un gentil garçon jusqu’au present. Vous pourriez trouver ici la silence, l’espace, et des pensions convenabbles. C’est année il n’y a personne(…) Si vous ici je n’oublierais pas jamais, votre grace (…) J’attend quelque mots de vous " . Votre Cloche.

"Mio caro Cloche, incomincio a farmi un’idea della topografia dei nostri rispettivi eremi. Dal canto vostro dovete sapere che io mi trovo più vicino a Panicaglia che a Borgo(…)Forse resterò anche la sera – siamo poeti notturni, le stelle ci propizieranno l’avvenire-. Se foste venuti qui, la prima impressione che v’avrei fatto sarebbe stata forse migliore, senza cappello e tutti gli altri imbarazzi del viaggio…Ridete? Ma voi mi prospettate la vostra testa rossa e la vostra aria da gentil garçon!…Mio caro Campana. Ho un tono scherzoso, ma voi sentite quanto in realtà sia profonda la mia tenerezza (…) Sono una silenziosa, ma vedrete che il travagliato nodo della mia anima lascia tuttavia al mio volto e al mio silenzio un poco di chiarità". Vostra Sibilla


Un poco del mio sangue scriveva Campana nelle sue prime cartoline all’Aleramo che incontrerà fisicamente solo giorni a seguire. Un poco del mio sangue è la parola chiave, il filo attraverso il quale verrà letto interpretato cantato quel viaggio chiamato amore.
Quelque peu de mon sang è la vita che ancora scorre si sente vibra in questo Epistolario, Col nostro sangue e con le nostre lacrime nei versi dedicati da Dino a Rina Faccio o viceversa nelle parole di Sibilla “ (…) Ci siamo meritati il miracolo. Lo vivremo tutto. E avrai tanta dolcezza anche dal dimenticarti in me, qualche momento, dall’avermi dinanzi come qualcosa a cui la tua dedizione sia sacra, fertile e sacra. Ho tanta fede, Dino. Mi sento ancora così forte, per questo scambio del nostro sangue”.

Dino Campana e Sibilla Aleramo ardono come allora in questo carteggio. Ci parlano ci guidano. Vive sono le fughe, viva la disperazione la passione e il silenzio. Anche là dove in termini più scientifici le lettere si fanno come per essere vuote, da qualche parte bisognose di essere collocate o datate.

La lettura spettacolo non comprenderà tutte le lettere, ma solo una parte di esse, scelte seguendo l’itinerario di questo amore, ma senza bussola, poiché il Loro Spirito si fa sopra le cronache reali dei loro stessi incontri, là dove si avverte forte il silenzio di Campana o la rinuncia lenta graduale da parte dell’Aleramo ad abbandonarlo, sarà questo silenzio pieno a farsi strada mano mano, o ancora andando e stando perché quella foglia d’edera messa da Campana al libro regalato all’Aleramo dove lei si avvicina e ricorda “ (…) dolce mi è sembrato il mio destino fuggitivo…così conosco una musica dolce nel mio ricordo…so che si chiama la partenza o il ritorno…”

Partenza dall’amore e ritorno dall’amore con quel poco del mio sangue dove Campana si descriveva per la prima volta non come uno troup sauvage ma un gentil garçon.

Andando e stando. Dunque allora. Anche noi che tenteremo di dar loro voce.






Prime date della Lettura/Spettacolo

- 24 Luglio Ingresso esterno Chiesa di San Pietro Subiaco –Roma
- 30 Settembre Biblioteca Vallicelliana Roma
- 9 Ottobre Scuderie Estensi Tivoli – Roma

www.myspace.com/ilpassobrevedellabellezza
ilpassobrevedellabellezza.blogspot.com

domenica 11 aprile 2010

Il Passo Breve Della Bellezza

(Il passo breve della bellezza, di E. Alfano)



Il passo breve della bellezza


Come aria stretta nel petto
primo firmamento
nel cuore della bellezza
s'alza e cade la bellezza
quando il rumore si fa mondo
e la volgarità si fa inganno

(Dale Zaccaria, in Epilogo di una poesia civile, Pro/Testo Fara Editore)

Il cielo notturno, che richiama Campana, il poeta notturno, è attraversato da una cometa, l'epressione suprema del passo breve della bellezza: la brevissima visione della stella più bella, la più grande del blu notturno!
Fanno da sfondo alla visione della cometa i simboli del rumore e della volgarità che si fa inganno, grattacieli, antenne, industrie, palazzi (del potere?!) e anche Chiese, che è anche una metafora dello scenario di devastazioni e di rumore, dei primi sintomi della nuova società di massa e dell'ostile clima letterario, che attraversano gli anni di Campana e dell'Aleramo.
La finestra ha una duplice funzione: quella di richiamare direttamente l'isolamento creato intorno alla figura del Campana poeta e anche uomo, ma allo stesso tempo quella di invitare chi guarda il dipinto ad aprirsi e aprire le proprie finestre alla Bellezza, prima che la cometa svanisca del tutto.

Il dipinto Il passo breve della bellezza, è l'immagine-manifesto dell'omonimo spettacolo, una rilettura dei carteggi tra Dino Campana e Sibilla Aleramo, a cura della poetessa romana Dale Zaccaria. La lettura è accompagnata da musiche degli anni '20 e '30, eseguite dal vivo dalla cantautrice Veronica Marchi.

La prima data prevista è il 24 luglio a Subiaco.

Informazioni su http://ilpassobrevedellabellezza.blogspot.com/

martedì 8 dicembre 2009

Yassine l'Italia

(Yassine l'Italia, di E. Alfano)

Ai suicidi dirà
baciandoli alla fronte
venite in Paradiso
là dove vado anch'io
perchè non c'è l'Inferno
nel mondo del buon Dio
(Preghiera in Gennaio, di Fabrizio de Andrè)
"...
Canterini che cantano a distesa,
gaudenti, buontemponi, pazzerelli,
lesti, che valete oro quanto peso
avete, spiritosi, sventatelli,
troppo tardate, e intanto muore quello.
Facitor di mottetti, lai , rondelli,
quando morto sarà ne avrà di belli!
Non entra ove egli giace lampo o tuono:
di spessi muri gli han fatto bandelle.
..."
.
(da Epistola agli amici, di Francois Villon)
.
.
.
"Ho capito che quel lago
azzurro era uno stagno
melmoso di triti rifiuti
in cui sarei affogata"
.
(Quando sono entrata, in La Terra Santa, di Alda Merini)

domenica 8 novembre 2009

Il bacio

(Il Bacio dell'Amore, di E. Alfano)


a D.



Il bacio.


Ieri il mio bacio ti ha baciato con il baciodell'amore
tra le mie labbra e la tua bocca
non esisteva una condizione umana
non un verso della storia


il fiato intorno della notte
era una piccola giostra
di bambini.


(da Inedito per una passante, di Dale Zaccaria, Manni 2008)



Ti ho scritto la poesia che più di tutte mi ha preso, catturato! La sua semplicità racchiude in sè un'immagine bellissima, che amo e che mi ricorda anche una delle più belle canzoni di Girogio Gaber sul tema dell'amore, Quando sarò capace di amare. ...E allora mi piace pensare al tuo bacio come a una poesia che, proprio negli anni in cui si è raggiunto un "minimo storico di coscienza", sia un inno alla autenticità, chiarezza e trasparenza del sentire umano. Il non esisteva una condizione/umana/non un verso della storia, penso sia l'immagine centrale della poesia: la naturalezza, la purezza, la non-contaminazione del bacio, dell'amore e dei suoi gesti, estranei ai "fatti umani", perchè, per dirla con le parole di J. L. Borges, "morire e far morire è un'antica usanza, che suole aver la gente". Allora l'amore diventa un gesto naturale, non come quando io ragiono/ma come quando io respiro (G. Gaber). Il fiato intorno della notte, con i suoi alveari umani e i simboli del potere ecomonico, fumanti, i palazzi del potere politico e della sua corruzione, le distese di antenne e l'omologazione di massa, diventano solo, agli occhi degli amanti una piccola "giostra di bambini". Ed è sicuramente la chiave di lettura della realtà stessa, una realtà che non può essere letta e affrontata se alla base, non c'è un attore che riesca a scrostrarsi di dosso il peso della "condizione umana" e che si rapporti con l'altro-io con naturalezza e autenticità, perchè anche un gesto semplice-complesso come il bacio, sia davvero il bacio dell'amore.


(Eugenio Alfano a Dale Zaccaria)

giovedì 29 ottobre 2009

La Barca Scura

(La barca scura, di E. Alfano)

Eppure lo sapevamo anche noi

l'odore delle stive

l'amaro del partire

(Ritals, di Gian Maria Testa)




"Com'è possibile vivere senza le cose che sono la nostra vita? Spogli del nostro passato non ci riconosciamo. Fa niente, non c'è posto, bisogna lasciarlo, bruciarlo.

E sugli sgabelli superstiti le donne guardavano il loro passato con occhi sognanti e lo bruciavano nella loro memoria. Poi si riscuotevano di soprassalto, e ammucchiavan la roba sull'aia e v'appicavano il fuoco, ma restavano a guardare con occhi sognanti le fiamme distruggere la loro vita. Poi, frenetiche, aiutavan gli uomini a caricare l'autocarro, e l'autocarro partiva sollevando una nuvola di polvere."


(da Furore, di John Steinbeck)





Naufragi


Nei canali di Otranto e Sicilia
migratori senz'ali, contadini di Africa e di oriente
affogano nel cavo delle onde.
Un viaggio su dieci si impiglia sul fondo,
il pacco dei semi si sparge nel solco
scavato dall'ancora e non dall'aratro.
La terraferma Italia è terrachiusa.
Li lasciamo annegare per negare.


(da Solo andata, di Erri De Luca)




Racconti di uno

(...)

Vogliono rimandarci, chiedono dove stavo prima,
quale posto lasciato alle spalle.

Mi giro di schiena, questo è tutto l’indietro che mi resta,
si offendono, per loro non è la seconda faccia.

Noi onoriamo la nuca, da dove si precipita il futuro
che non sta davanti, ma arriva da dietro e scavalca.

Devi tornare a casa. Ne avessi una, restavo.
Nemmeno gli assassini ci rivogliono.

Rimetteteci sopra la barca, scacciateci da uomini,
non siamo bagagli da spedire e tu nord non sei degno di te stesso.

La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi,
nostra patria è una barca, un guscio aperto.

Potete respingere, non riportare indietro,
è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata.
(da Solo andata, di Erri De Luca)

sabato 26 settembre 2009

Il Dono

(di E. Alfano)
a Rosaria P.




«Continuerò a dire che la vita è una festa

e che la festa brucia gli impostori»


(«Per ciò che non dissi», da Superba è la notte, di Alda Merini)

mercoledì 26 agosto 2009

LA GINESTRA

(di E. Alfano)

«(...) Or tutto intorno

una ruina involve,

dove tu siedi, o fior gentile, e quasi

i danni altrui commiserando, al cielo

di dolcissimo odor mandi un profumo,

che il deserto consola.»

(La Ginestra, di Giacomo Leopardi)



E le ginestre belle e profumose

risiamo noi, speranze del pianeta

che gira intorno alle menzogne esplose

(Dedica, da Coro dei fiori, di Gianni D'Elia)



Dalla marea che un popolo ha sommerso,

e me con esso, ancora

levo la testa? Ancora

ascolto? Ancora non è tutto perso?

(Congedo, da Preludio e Fughe, di U. Saba)



La ginestra, leopardianamente intesa, è simbolo dell’uomo che sa accettare la verità sulla propria condizione e può costruire partendo da questa, la propria dignità. Il delicato fiore coraggiosamente si leva sulla contemporanea “lava impietrata”, rappresentata dai valori economici, politici e religiosi raffigurati nel dipinto sullo sfondo, che non hanno più al centro dei loro interessi l’uomo. E’ l’invito rivolto all’uomo a risorgere dalla “marea che un popolo ha sommerso”. Un senso di speranza quindi permea il dipinto, espressa da una luce tenue che affiora da un cielo grigio, una luce che presagisce l’avvento di un cambiamento.